Da oggi mons. Domenico
Mogavero, vescovo di
Mazara del Vallo, inizia
la sua rubrica domenicale
sul Fatto Quotidiano
» DOMENICO MOGAVERO
Èla festa di tutti i Santi e il
Vangelo proclama le Beatitudini,
che essi hanno vissuto e
realizzato. Chissà se le folle che
in quel mattino di primavera avevano
scalato il monte
con Gesù presagivano
l’evento a cui stavano
per assistere e che avrebbe
cambiato diversi atteggiamenti!
Chissà se il Maestro
era stato indotto a dare quel
messaggio inaudito proprio
perché circondato da un tale uditorio,
non particolarmente
predisposto all’ascolto di parole
inattese!Èla festa di tutti i Santi e il
Vangelo proclama le Beatitudini,
che essi hanno
vissuto e realizzato. Chissà se le
folle che in quel mattino di primavera
avevano scalato il monte
con Gesù presagivano l’evento a
cui stavano per assistere e che avrebbe
cambiato diversi atteggiamenti!
Chissà se il Maestro era
stato indotto a dare quel messaggio
inaudito proprio perché
circondato da un tale uditorio,
non particolarmente predisposto
all’ascolto di parole inattese!
DI FATTO il contesto ha indotto
Gesù, profondo conoscitore delle
folle e dei suoi umori, a cogliere
al volo un’opportunità così ghiotta.
Egli, perciò, da maestro detta il
suo Vangelo-pensiero con autorevolezza
indiscussa e con chiarezza
inoppugnabile, promulgando
il “manif esto” del nuovo
Regno e, perché no, dell’uo mo
nuovo per un mondo diverso.
I discepoli sono in prima fila
attorno a lui e tutto è pronto per
l’annuncio, in un clima di grande
attesa e di intensa emozione. E
Gesù non delude proprio nessuno;
anzi suscita stupore e ammirazione
perché le sue non sono le
parole di un israelita come tutti.
“Egli infatti insegnava loro come
uno che ha autorità” (Mt 7,29),
come annota puntualmente l’evangelista.
Il testo è scandito da un martellante
“beati” (felici, contenti,
appagati...) che arriva in forma
accattivante alle orecchie. Infatti,
chi potrebbe mai rifiutare, o
anche solo disattendere, un messaggio
così gratuito e invitante?
Ma quando la frase compiuta oltrepassa
l’orecchio e, attraverso
il cuore, giunge alla ragione, è inevitabile
un senso di smarrimento
e di sconcerto.
Possibile – si saranno chiesto
in tanti –che la felicità abiti nella
casa della povertà? Che i miti e i
pacifici conquisteranno allegramente
il mondo, loro che da sempre
rifiutano la logica del potere,
delle armi, della sopraffazione,
della corruzione, della violenza?
Che ci sarà giustizia finalmente
per quelli che a lungo e invano
l’hanno desiderata e implorata?
Che godranno di una grande
gioia quanti aprono il loro cuore
all’accoglienza verso tutti e alla
condivisione di
quanto possiedono,
liberati finalmente
dall’angu -
stia di vedersi rubato
da sotto i piedi
il terreno delle
loro certezze e
dei loro beni?
È ragionevolmente
concepibile
che qualcuno,
perseguitato perché
giusto, possa
trovare in quella condizione tribolata
motivi di serenità e di gaudio?
E non è il colmo “illudere” con
promesse di felicità le vittime di
persecuzioni, calunnie, insulti
provocati ingiustamente a motivo
della propria fedeltà a Cristo?
Se a parlare fosse stato un qualunque
cialtrone venditore di fumo
tanti avrebbero abboccato
senza opporre resistenza critica.
Ma non è il nostro caso: ha parlato
la Sapienza e sotto sotto non
c’è alcun tranello. Tutte le sue parole
sono vere; anzi sono la Verità.
UNA VERITÀ SCOMODA, tu tt avia,
che non può essere mandata
giù come una fresca bibita nei
giorni di calura.
È una Verità che inchioda perché
indica come via della gioia,
che riempie il cuore e la vita, non
la scorciatoia della scuola poetica
toscana (“Chi vuol essere lieto,
sia: di doman non c’è certezza”),
ma il sentiero della croce che, sotto
la scorza scarnificante, offre il
calice del gaudio soave, con un
retrogusto gradevole di amarezza.
In fondo, le beatitudini sono sì
per tutti, ma non tutti hanno il coraggio
di alzare quel calice e l’au -
dacia di sfidare il palato per assaporarle.
In tanti si sono lasciati
affascinare e non sono rimasti delusi,
perché di sicuro è una scommessa
con una posta in palio altissima,
ma vale la pena rischiare
perché, a conti fatti, non c’è nulla
da perdere. Basta crederci e fidarsi.
*Vescovo di Mazara del Vallo
e commissario Cei
per l'immigrazione
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