Inchiesta sui cattolici/5 Wojtyla e Ratzinger hanno sostenuto
soltanto i movimenti carismatici, formando giovani integralisti
L» MARCO MARZANO
oredana ha 25 anni, un aspetto
da brava ragazza cattolica
e una particolare dolcezza
nei modi. Ha frequentato la
Chiesa sin da bambina, ma, a
differenza di molti suoi coetanei,
nella Chiesa ci è rimasta
sino ad oggi. Fa parte di un
“gruppo giovani”, una decina
di ventenni in un quartiere
di quattromila abitanti
con un’età media piuttosto
alta. Un’esperienza felice in
confronto al deserto giovanile
assoluto di tante altre parrocchie.
Dieci ragazze e ragazzi
che compiono un percorso
formativo denso: un
anno sulla povertà, quello
successivo sulla giustizia,
poi la Costituzione, l’E ur opa,
l’immigrazione.
“La cosa bella del nostro
gruppetto è che ci sono anche
persone che non credono,
dei ragazzi che si sono aggregati
a noi perché non avevano
trovato altrove dei luoghi
dove stare insieme in
questo modo”. E dove potrebbero
andare, a chi potrebbero
rivolgersi quei ragazzi
non credenti se volessero
discutere di costituzione,
di immigrazione, di giustizia?
E se volessero, come
ha fatto qualche tempo fa il
gruppo di Loredana, svolgere
un periodo di lavoro volontario
in una zona sofferente
dell’Europa, per tradurre
in pratica quei valori?
FINO AGLI ANNI OTTANTA, i
luoghi dove potersi impegnare
in questo modo erano
numerosi in Italia, soprattutto
a sinistra. Oggi fatico a immaginarli.
Sono rari nella
Chiesa, ma ancor di più al di
fuori. E costituiscono forse
minuscoli laboratori della
democrazia del futuro. Al pari
della casa parrocchiale di
accoglienza per persone in
difficoltà economica o della
Caritas diocesana in cui Loredana
ha svolto il suo servizio
civile volontario. Chiedo
a Loredana se la convivenza
con suoi coetanei che non
credono in Dio non la disturbi,
se non senta l’esigenza di
convertirli o se non pensi che
poi alla fine proprio questo
avverrà, che gli atei e gli agnostici
scopriranno la fede.
“Questo non lo penso proprio.
Non sono nemmeno sicura
che conserverò io la mia
fede. So che potrei perderla.
Come ha rischiato di avvenire
già alcune volte. In certi
momenti difficili, nei quali
mi sono chiesta dove fosse
Dio, perché tollerasse tante
mostruose ingiustizie”. E
poi, prosegue Loredana, come
potrebbe essere certe la
fede o l’appartenenza in
un’epoca nella quale di certo
non vi è nulla: le relazioni
sentimentali, il lavoro, il luogo
di residenza?
Nelle parole di Loredana
mi pare di rinvenire una verità
profonda, già messa in luce
dalle analisi di un sociologo
della religione raffinato
come Alessandro Castegnaro:
i percorsi spirituali dei
ventenni di oggi sono caratterizzati
dal dubbio, la fiducia
(a qualunque figura di autorità,
che sia professore, medico,
datore di lavoro, presbitero
o altro) è concessa sempre
solo a tempo definito, sino
a prova contraria, in attesa
di smentite. Non ci sono legami
a vita nella “società liq
ui d a”. E non è sempre un
male. Nelle relazioni sociali,
l’incertezza rende più diffidenti
e forse più saggi, spinge
ad esaminare le cose con più
attenzione, riduce il fascino
dei cattivi maestri, favorisce
la convivenza tra diversi, nel
nome della comune assenza
di certezze. “Alcuni dei miei
compagni di avventura non
sono certi di essere atei –dice
ancora Loredana - io non sono
certa di essere cattolica.
Possiamo fare un percorso di
riflessione comune e vedere
quello che succede”.
ESPERIENZE come quella di
Loredana si sviluppano ai
margini estremi della Chiesa,
nella sua profonda periferia,
senza alcun incoraggiamento
istituzionale. Nella semi illegalità
ecclesiale e solo grazie
all’iniziativa di qualche
parroco coraggioso. Sicuramente
non è stato affine a
questo il cattolicesimo giovanile
esaltato da Woytjla e da
Ratzinger, che a ragazze pensanti
come Loredana preferiva
i papa boys catecumenali o
ciellini, gente che di incertezze
ne coltiva poche. La
centralità prolungata per
molti decenni nella Chiesa
cattolica della religiosità
chiusa e settaria dei movimenti
ha sortito l’effetto di
accentuare il suo isolamento
dai giovani di oggi, che sono
come li descrive Loredana:
diffidenti, incerti, cauti. E
che per questo non amano, a
differenza di quelli di un tempo
e fatta eccezione per le minoranze
di invasati, i valori
non negoziabili, la sessuofobia
ossessiva, la severa rigidità
punitiva della “Chiesa del
N o” di impronta woytjliana
-r ui ni ana -r at zin ge ri an a.
Quella chiesa reazionaria costantemente
in armi contro
la modernità, la libertà di coscienza
e l’autonomia individuale
ha favorito, accentuandone
le dimensioni (portato
naturale della secolarizzazione),
la fuga, l'esodo di centinaia
di migliaia di giovani
passati in precedenza per le
aule di catechismo, l’i ns egnamento
scolastico della religione
e tutti gli altri momenti
della socializzazione
religiosa.
Per decenni, appena in
grado di farlo, in genere dopo
la cresima (il cosiddetto “sa -
cramento dell’addio” o “del
s al ut o ”), i ragazzi e soprattutto
le ragazze, hanno abbandonato
le sacrestie, per
non farvi più ritorno. Sono rimasti
quasi solo quelli intruppati
nei movimenti o
quelli, molto spesso gli stessi
almeno tra i maschi, che hanno
scelto la via del seminario
e di una carriera da preti vissuta
all’insegna del tradizionalismo
e della sacralità sacerdotale.
Minoranze estreme
e radicali di giovani “di -
versi” dagli altri, ostili verso
tutto quello che appare ai loro
coetanei come naturale,
giusto e opportuno.
LOREDANA È INVECE, pe r
tanti versi, una ragazza come
tante. Che ogni tanto va fuori
per una “serata” con gli amici,
talvolta anche alzando il
gomito. Di tutto quell’appa -
rato repressivo di norme e
codici, soprattutto sulla sessualità,
così importante per il
papa polacco e quello tedesco,
Loredana se ne infischia
con serenità, come fanno,
senza sbandierarlo troppo,
tanti altri ragazzi nelle parrocchie.
“Se voglio far l’amo -
re con una persona che in
quel momento è al centro
della mia vita, io lo faccio senza
sentirmi per nulla in colpa”
mi dice sorridendo. “Per -
ché le regole che la Chiesa ha
dettato sinora in questo campo
secondo me sono sbagliate.
Così è come è sbagliata l’esclusione
dei divorziati dalla
comunione e ancora di più,
perché questo proprio mi ferisce,
la discriminazione verso
gli omosessuali, che devono
invece vedersi riconosciuti
i loro diritti. Compreso
forse (ma su questo ho ancora
qualche dubbio) quello di
sposarsi e di adottare dei
bambini”.
Mentre risento la registrazione
della chiacchierata con
lei penso che Loredana sia in
definitiva, malgrado l’età, una
cattolica adulta. Una giovane
cattolica adulta. Wojtyla
e Ratzinger e i loro sodali
hanno ostacolato la diffusione
di persone come lei nella
Chiesa, non solo favorendo i
movimenti, ma anche mancando
di fornire a ragazze come
Loredana qualsiasi forma
di “sponda” istituzionale, di
incoraggiamento “p o li ti c o”,
e rinunciando a investire sul
rinnovamento ecclesiale delle
parrocchie, strutture divenute
obsolete nella forma,
progressivamente abbandonate
a sé stesse e relegate al
ruolo di fabbriche di sacramenti.
Apparati burocratici
raramente in grado di fornire,
non foss’altro che per
mancanza di energie oltre
che per congeniti limiti culturali,
a persone come Loredana
l’occasione di maturare
intellettualmente e spiritualmente.
Anche su questo da
Roma si attendono segnali. Il
tempo a disposizione sta per
scadere.
marco.marzano@unibg.it
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