martedì 27 ottobre 2015

L’amore e il sesso dei preti: “Un incubo vivere nascosti

» FERRUCCIO SANSA
All’inizio c’è sempre
quella domanda:
“Mi promette che
non scriverà il mio
nome?”. Certo. E allora cominciano
a parlare, come se
aspettassero da anni. Racconti
che cominciano spesso
con una parola: dolore.
“Ero in una corsia di ospedale.
Stavo assistendo i malati.
Quando ho visto quella
donna ho sentito un dolore
fortissimo – racconta don
Andrea –. Ho capito che
niente sarebbe stato più lo
stesso. La mia vita, il mio
rapporto con Dio, il voto che
avevo fatto, tutto era messo
in discussione”.
“Il superiore consigliò
di non dirlo a nessuno”
Andrea, 45 anni, adesso sta
con Laura, una donna separata
con due figli. Racconta:
“Non facciamo male a nessuno,
anche nella mia vita di
sacerdote sento di aver ritrovato
entusiasmo. Ma è
brutto non poterlo dire, vivere
di nascosto”. Ecco allora
gli appuntamenti a Torino,
la paura di tenersi per
mano, i baci nel buio di un
cinema come due adolescenti,
le notti nella casa
prestata da un amico. “Ma
l’amore non è solo intimità,
è affrontare insieme la vita”.
Andrea non se lo dice, ma ha
già fatto la sua scelta: rimarrà
sacerdote. Come Ludovico
con il suo accento toscano
e quel clergyman che sta
stretto al torace robusto di
35enne: “Ne ho parlato con
il mio superiore”. E che cosa
ha risposto? “Tieniti la compagna
e non dirlo a nessuno”.
Ma non c’è solo il primo
smarrimento. Il grande salto.
C’è la scoperta dell’altra
persona e di se stessi. Stavolta
a parlare è una donna:
Marisa è appena uscita da una
storia con il suo confessore,
don Maurizio, cinqu
an t’anni passati, sacerdote
in un paese della pianura
veneta. “Mi aveva colpito
la sua solidità. Ma appena
l’ho toccato è andato in
pezzi. Poi il sesso… non l’aveva
mai fatto. Era terrorizzato.
E io…ho provato pena.
Non sapevo come lasciarlo,
capivo di avergli devastato
la vita”.
Lui, lei e il marito:
“Ma il divorzio no”
Sacerdoti inesperti. Altri
sorprendentemente “scafa -
ti”. Luciano è un prete vicino
a Cl. “A Rimini, durante il
Meeting, ho incontrato Sara
”, racconta. Sorvola sul
fatto che lei fosse con il marito
e i figli. La prima compagna?
Luciano tace. “Ero il
suo padre spirituale”, spiega.
Sara gli raccontava di
quel rapporto tiepido con il
marito, delle fatiche di madre.
“Una sera eravamo sul
divano, leggevamo un libro.
Le ho preso la mano…”. Sacerdote
e amante, neanche
troppo clandestino. Sara e
Luciano vanno in vacanza
insieme. Ma lei non vuole
divorziare, la fede glielo impedisce.
A Luciano va bene
così.
Ora vivono insieme
con la piccola Erika
“Sembra strano, ma spesso
noi sacerdoti mostriamo poco
senso di responsabilità.
Avere una vita affettiva regolare,
una famiglia ti insegna
a prenderti degli impegni
con gli altri”, racconta
don Massimiliano, sacerdote
molto amato dai giovani
della sua parrocchia in Emilia.
Ne sa qualcosa: “C’era
questa ragazza… devo proprio
raccontare?”. Erika resta
incinta, partorisce una
bambina: “Quando è nata
non volevo riconoscerla. Io,
un prete!”.Ma ilmagistrato
lo convoca. Alla fine Massimiliano
decide: “Ora viviamo
tutti insieme in una casa
della Curia. Finché troverò
un lavoro e lascerò la tonaca”.
È
difficile sopportare
quella solitudine: “È vero, lo
sapevamo anche prima di
prendere i voti. Ma in seminario
non ci hanno mai insegnato
ad affrontare il desiderio.
Ci hanno insegnato a
rimuoverlo”, parla don Riccardo
della diocesi di Savona.
“Non sono solo”, si limita
a dire. Un compagno? Fa
cenno di sì con la testa. “Ci
siamo conosciuti in un locale
gay di Nizza, in Francia”.
Non è il primo, non sarà l’ul -
timo.
Il missionario e la figlia
del predecessore
“La cosa peggiore è che il nascondimento
travolge tutta
la nostra vita. Cominci a
mentire sulla tua vita affettiva
e ti ritrovi a vivere nella
menzogna”, don Tullio vive
in Africa. Passa giorni senza
scambiare una parola in italiano.
“È una solitudine insopportabile”,
sbotta via Skype.
Ma non cerca giustificazioni:
“Ho una compagna”, poi
fa una smorfia. Disprezzo,
anche verso se stesso. “E la
cosa più ridicola è che lei è
figlia del missionario austriaco
che c’era prima di
me. E nella diocesi vicina il
parroco ha un compagno”.
Parla soltanto di questo Tullio,
un peso che non riesce a
sostenere. Non ti dice nemmeno
che passa le giornate a
curare i malati di Aids e di
malaria.
“La mancanza d’amore, di
affetto... l’umiliazione della
dimensione fisica della vita...
ci stanno travolgendo,
noi e la Chiesa”, la voce di
don Tullio si fa acuta, piena
di rabbia: “E pensare che la
castità se la sono inventata
per difendere il patrimonio
della Chiesa. Non c’è scritto
nella Bibbia. Anzi, san Paolo
dice: se uno non sa badare alla
famiglia, come potrà avere
cura della Chiesa di Dio? Finirà
che i preti potranno
sposarsi. È inevitabile. E noi
avremo tutti sofferto per
niente

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