In cambio delle sue “cassette
di pesce” (così al telefono
indicava l’esplosivo) riceveva
un “lauto compenso”.
Perciò si impegnò a procurare
il tritolo, tirando su
dai fondali marini un quantitativo
fra i 1.280 e i 1.340
chili, per consegnarlo ai killer
di Totò Riina. Ora, a tre
anni dal suo arresto, Cosimo
D’Amato ha deciso di “cambiare
vita” e ha riempito decine
di pagine di verbali fitti
di nomi, al momento coperti
da omissis, che promettono
di fornire un nuovo tassello
alla ricostruzione della strage
di Capaci.
IL PESCATORE di Porticello
che andava a recuperare le
bombe in profondità risalenti
alla Seconda guerra mondiale
si è pentito già da qualche
settimana, ma la notizia è
trapelata ieri mattina nell’aula
di Caltanissetta dove si
celebra il processo bis per
“l’attentatone” che fece saltare
sull’autostrada Giovanni
Falcone, la moglie Francesca
Morvillo e tre agenti di
scorta. Il pm Stefano Luciani
ha chiesto l’audizione di
D’Amato, ma sull’istanza devono
ancora pronunciarsi i
difensori che prima di dare il
consenso vogliono leggere i
verbali del neo-pentito senza
omissis. Non si sa ancora,
infatti, se il pescatore di tritolo
si limita a indicare gli uomini
d’onore del commando
di Capaci o se tira in ballo anche
concorrenti esterni a Cosa
Nostra.
E a tal proposito, l’avvoca -
to Flavio Sinatra, legale del
boss Salvino Madonia, ha
chiesto di interrogare nuovamente
in aula il pentito
Gioacchino La Barbera, che
in una recente intervista sulla
preparazione dell’attenta -
to a Falcone ha parlato della
presenza di un uomo di 45
anni “che non era dei nostri’’,
ma anche di “riunioni con
g e ne r a l i”, e di incontri “tra
Riina ed ex ministri democristiani”
per la pianificazioni
delle stragi. La Corte si è
riservata di decidere. Tirato
in ballo da Gaspare Spatuzza,
D’Amato è già stato condannato
a 30 anni con il rito
abbreviato dal gup di Caltanissetta
per i l “b o t t o”
sull’autostrada (l’appello comincerà
il 14 ottobre) e
all’ergastolo a Firenze per avere
fornito l’esplosivo utilizzato
negli attentati del
‘93.
SUL RUOLO del neo-pentito,
che era un manovale del clan
di Brancaccio, Spatuzza ha
raccontato: “Era lui che si occupava
del recupero del tritolo
in mare, lo prendeva dai
siluri rimasti nei fondali davanti
Palermo”. E poi ha
spiegato la procedura: “C’erano
i pescherecci ormeggiati:
salivamo sopra uno di
questi, nei fianchi erano legate
delle funi che reggevano
i fusti semi sommersi, bastava
trascinarli su”. Tra gli esecutori
indicati da D’Amato
ci sarebbero Giuseppe Barranca,
Cristoforo Cannella,
Cosimo Lo Nigro e lo stesso
Spatuzza. In aula ieri è comparso
anche Giovanni Aiello,
l’ex poliziotto accusato di essere
“faccia di mostro”, l’uo -
mo col viso sfigurato che potrebbe
aver avuto un ruolo
nelle stragi. Aiello, indagato
dalle Procure di Palermo,
Caltanissetta, Catania e Reggio
Calabria, si è avvalso della
facoltà di non rispondere:
“Chiedo scusa - ha detto - ma
mi sento travolto da un turbine
che non riesco a comprendere’’.
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