Èstato ingiustamente trascurato
l’evento giornalistico
dell’anno, o forse
del mese, o più probabilmente
del giorno, anzi del minuto: Fabrizio
Rondolino, dopo lungo
girovagare, è tornato a casa,
all’Unità, dove tiene pure una
rubrica web dedicata – bontà
sua –al Fatto. Vi era approdato
nel 1988, paracadutato dalla Fgci,
e ne era decollato nel '96 per
“curare l’immagine” di D’A l ema,
il che spiega l’i m m a gi n e
che ha D’Alema. Da tempo era il
suo inviato e intervistatore personale,
compito che svolgeva
con urticante distacco. Un giorno
del '95, per dire, descrisse
sobriamente ai compagni lettori
“il modo in cui D’Alema pronuncia
la parola ‘politica’”: “Ne
scandisce le sillabe con compiaciuta
circospezione. Arrotonda
la p, la fa schioccare come
il turacciolo di una buona bottiglia,
la porge alla platea come
un piatto prelibato. Le due i
quasi irrigidiscono, delimitano
i confini, scandiscono il tempo
e insieme lo dilatano: l’a finale
si distende, s’allarga, è una a
contemplativa e soddisfatta
che ricomprende ogni cosa in
un tutto organico e conchiuso,
lapidaria come un’i s cr i zi o ne ,
perfetta come un epitaffio”.
Due anni dopo fu il segretario
Max a celebrare degnamente in
Campidoglio le nozze di cotanto
portavoce con l’autrice Rai
Simona Ercolani, paragonare
sobriamente gli sposi a Ulisse e
Penelope.
Era il '97 e Max inciuciava
con B. nella Bicamerale, mentre
le teste d’uovo Rondolino,
Velardi, Minniti e Latorre –
detti “i Lothar”per le crape pelate
–preparavano la sua ascesa
a più alte vette. I primi due vergarono
un piano di battaglia top
secret per il Quirinale, esaltando
in lui l’“uomo che ha fatto le
ri fo rm e”, il “g io van e” che “dà
anche visivamente il senso del
cambiamento” e della “Nuova
Frontiera”, dotato di una “first
f am il y giovane e bella” e di
straordinarie “analogie con
M i t t e r ra n d ”, anche lui “i n t e llettuale,
padre di tutti, uomo
saggio e stratega”: due gocce
d’acqua. Purtroppo la stampa
ancora tardava a beatificare il
“Presidente di Tutti”, dunque –
ragionavano Rondolino e Velardi,
molto lucidi – “dobbiamo
cambiare i giornali” e “portare
alla guida del Corriere e di R epubblica
due direttori di garanzia
che riconoscano il primato
della politica”: “la convinzione
ormai diffusa che resteremo a
lungo in sella potrà indurre le
proprietà a una discussione
pr ofi cua”. E pure il Santo Padre:
“la fase di ‘accreditamento’
di D’Alema potrà dirsi conclusa
il giorno dell’incontro con il Papa”.
Che deve fare però il “D’Alema
padre o zio saggio” e il
“D’Alema fratello” per “c o nquistare
e sedurre la gente”?
Un gioco da ragazzi: “muove -
re la testa più liberamente:
un movimento dolce dal basso
in alto, come di un gatto che fa le
fusa” (non a caso l’astuto portavoce
convinse il novello Mitterrand
a cucinare un risotto a
Porta a Porta e a ostentare scarpe
“su misura da un milione e
mezzo”, da lui poi celebrate in
un articolo dal titolo “Seduzio -
ne è buongoverno”). Il prezioso
incunabolo, ritrovato da Alessandra
Sardoni, s’i nti tola va
“D’Alema99. Che facciamo nei
prossimi due anni?” ed ebbe
presto risposta. Specie il vaticinio
“resteremo a lungo in sella”:
rovesciato Prodi nel '98, Max
perse tutto in un anno e mezzo:
Quirinale, Regionali e governo.
Rondolino durò anche meno: a
fine '99, all’uscita del suo primo
e ultimo romanzo erotico, fu
cacciato da Max per l’unica cosa
buona fatta in 40 anni. Ma cadde
in piedi: su un bel contratto
Mediaset per il Grande fratelloe
poi per altri programmi di alta
cultura: Il Ristorante, La pupa e
il secchione, Un due tre stalla!
Perciò le migliori testate se lo
strappavano a morsi: Pano rama,
Magazine-Corriere, Stampa,
Foglio, Riformista, Giornale,
Eu ro pa, Canale5 e La7. Tanto
lui è come le piante grasse: dove
lo metti sta. Sempre a favore del
padrone di turno. Nel 2006 lavora
a Canale5: dunque si lancia
sul Foglio in un peana al “grup -
po dirigente Mediaset”che tutti
“dovrebbero ringraziare” e
propone B. senatore a vita e
“presidente di una nuova Bicame
rale ”. Nel 2011 scrive sul
Giornale, ergo definisce B. “un
g ra n d’uo m o” e si bagna tutto:
“Più volte B. ha ricordato la
gioia che suo padre portava in
casa ‘come se avesse il sole in tasca’.
È un’espressione molto
bella, perché il sole deve riscaldare
e rischiarare, ma deve anche
restare nascosto in tasca per
non accecare chi lo guarda”. Nel
2012 la Santanchè (“don na
straordinaria”) lo promuove sul
campo “consulente politico” e
suo “rappresentante alle riunioni
sulle primarie Pdl”.
Lui intanto fonda con Velardi
il blog Thefrontpage, che insulta
D’Alema (“fanatismo del
tono, approssimazione nell’analisi,
balbuzie strategica, afasia
tattica”) e slingua Renzi
(“ne sono infatuato, come politico
è grandissimo”). Poi però
Matteo perde le prime primarie
e a Rondo piace un po’meno:
“Renzi fa peggio della I Repubblica:
partito per rottamare
un’intera classe dirigente, si
appresta a condividere con essa
una quota di potere. Un po’ p oco,
per il Tony Blair italiano”.
Poi vince le seconde e va al governo,
allora gli piace di nuovo.
Ecco dunque Rondo in tutte le
tv a diffondere il Vangelo secondo
Matteo e a manganellare
gli infedeli (“Il Fattoè fascista”,
“Ma perché la polizia non riempie
di botte 'sti insegnanti e libera
il centro storico di Roma?”).
Naturale, anzi dovuto il
suo approdo alla Pravdina renziana.
Come Alberto Sordi-Sasà
Scimoni di L’arte di arrangiarsi
che partì socialista, diventò
fascista, si convertì al Pci
e atterrò fra la Dc e il Vaticano,
Rondolino amoroso ha girato le
sette chiese e, finito il giro, è
tornato alla casella di partenza.
Ma, per favore, non lo si accusi
di cambiare spesso idea: per
farlo, bisogna averne avuta almeno
una. Lui no, lui fa prima:
lui cambia padrone.
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